dom 25 apr 2010
Buon 25 Aprile a tutti – Resistiamo!
Archiviato in: nazionalità — babelez @ 16:56




(La mia versione aggiornata di “Viva l’Italia” di De Gregori)




Viva l’Italia, l’Italia liberata,

l’Italia del poker, l’Italia dei perché.

L’Italia disperata dal televisore,

Viva l’Italia, l’Italia che non vuole.


Viva l’Italia, che molto spesso crolla,

l’Italia terremotata e rinchiusa in una bolla,

l’Italia dei raccoglitori con la pelle scura,

viva l’Italia che delle mafie non ha più paura.


Viva l’Italia, l’Italia dei rifiuti in mezzo al mare,

l’Italia senza contratto, l’Italia da dimenticare,

l’Italia che se sei ricco non vai in galera,

viva l’Italia, l’Italia tutta intera.


Viva l’Italia, l’Italia che si divide,

l’Italia che si dispera, l’Italia che poi ride,

l’Italia metà corrotta e metà in cancrena,

viva l’Italia, l’Italia che si allena.


Viva l’Italia, l’Italia del 25 Aprile,

l’Italia con Saviano, l’Italia dello scaricabarile,

l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,

viva l’Italia, l’Italia che resiste.

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sab 13 giu 2009
Intercettami!
Archiviato in: Riflessioni, mal comune par condicio, nazionalità — babelez @ 17:24

INTERCETTAMI

Io non temo le intercettazioni perché non ho nulla da nascondere.

Chi vuole stroncare le intercettazioni invece le teme e teme anche la libertà di informazione.

Non ci lasceremo imbavagliare!

Diffondete il banner sul vostro blog, su facebook e in qualsiasi posto volete. Più grideremo meno potranno imbavagliarci! Il banner lo trovarte in versione big, medium e small in questa pagina!

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mar 12 mag 2009
Anonimo migrante del ‘900
Archiviato in: Riflessioni, laborintus, nazionalità — babelez @ 15:37

babelez (cc)

A
.

Traduzione

Anonimo migrante del ‘900

Io sono un migrante

lascio la mia terra e i sapori,

la famiglia e i sorrisi.

Me ne vado solo, con i dolori,

con i vestiti consumati e la speranza nel domani.

Quello che mi resta sono le mie mani,

per costruire oggi le case dei signori 

e un domani l’avvenire insieme ai miei cari.


Io sono un migrante, io non volevo viaggiare,

il lavoro non c’era e nemmeno il pane,

ai miei figli cosa gli do da mangiare?

Avevano detto che ci stava brava gente

e voi mi chiamate criminale,

ma mi pagate un salario che neanche ad un maiale!

 

I miei compari muoiono come moscerini

e ci sono anche quelli che per non crepare

incominciano a rubare ai padroni.

Essi si credono dei duri, ma sono solo orinatoi

perché, diceva mia madre, 

che è con il sudore che bisogna campare.


Io sono un migrante e lavoro per voialtri,

niente possedevo e niente posseggo, solo le ossa,

che la carne si è consumata,

mi restano i figli e la pazienza

ora che per la mia vita è morta pure la speranza.

Qui la poesia in versione testo per quanti desiderino pubblicarla sul proprio blog.

Anonimo italiano del Novecento.
Io songu nu migrante lasso la mia terra, e li sapuri, la famiglia e li surrisi.
Me ne vaco sulo, co li duluri, co li panni cunsumati e la speranza intu dumani. Chillu ca mi resta songu le mi mani, pi costruire oggi le case di signuri e dimani l’avvenire insieme a li mei cari.
Io songu nu migrante, io non vulia viaggiare, La fatica nun ci stava e nimmeno lu pane, ai mei figli che ci donco pe mangiare? Hanno ditto ca ci stava brava gente e vui mi chiamate criminale, ma mi pagate nu salario che manco a nu maiale. Li cumpari mei morono come li muschilli e ci stanno pure chilli ca pe non crepare accumenciano arrubare a li padruni. Iddi si crerono duri, ma sono sulo pisciaturi perché lo dicia mia madre ca è co lu sudore c’abbisogna campare.
Io songu nu migrante e travaglio per vossia, niente tenia e niente tengo, solo l’ossa, ca la carne s’è consumata, mi restano li figli e la pacienza ca per la vita mia è morta pure la speranza.
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