
sab 13 giu 2009
mar 12 mag 2009

A
.
Traduzione
Anonimo migrante del ‘900
Io sono un migrante
lascio la mia terra e i sapori,
la famiglia e i sorrisi.
Me ne vado solo, con i dolori,
con i vestiti consumati e la speranza nel domani.
Quello che mi resta sono le mie mani,
per costruire oggi le case dei signori
e un domani l’avvenire insieme ai miei cari.
Io sono un migrante, io non volevo viaggiare,
il lavoro non c’era e nemmeno il pane,
ai miei figli cosa gli do da mangiare?
Avevano detto che ci stava brava gente
e voi mi chiamate criminale,
ma mi pagate un salario che neanche ad un maiale!
I miei compari muoiono come moscerini
e ci sono anche quelli che per non crepare
incominciano a rubare ai padroni.
Essi si credono dei duri, ma sono solo orinatoi
perché, diceva mia madre,
che è con il sudore che bisogna campare.
Io sono un migrante e lavoro per voialtri,
niente possedevo e niente posseggo, solo le ossa,
che la carne si è consumata,
mi restano i figli e la pazienza
ora che per la mia vita è morta pure la speranza.
Traduzione
Anonimo migrante del ‘900
Io sono un migrante
lascio la mia terra e i sapori,
la famiglia e i sorrisi.
Me ne vado solo, con i dolori,
con i vestiti consumati e la speranza nel domani.
Quello che mi resta sono le mie mani,
per costruire oggi le case dei signori
e un domani l’avvenire insieme ai miei cari.
Io sono un migrante, io non volevo viaggiare,
il lavoro non c’era e nemmeno il pane,
ai miei figli cosa gli do da mangiare?
Avevano detto che ci stava brava gente
e voi mi chiamate criminale,
ma mi pagate un salario che neanche ad un maiale!
I miei compari muoiono come moscerini
e ci sono anche quelli che per non crepare
incominciano a rubare ai padroni.
Essi si credono dei duri, ma sono solo orinatoi
perché, diceva mia madre,
che è con il sudore che bisogna campare.
Io sono un migrante e lavoro per voialtri,
niente possedevo e niente posseggo, solo le ossa,
che la carne si è consumata,
mi restano i figli e la pazienza
ora che per la mia vita è morta pure la speranza.
Qui la poesia in versione testo per quanti desiderino pubblicarla sul proprio blog.
Anonimo italiano del Novecento.
Io songu nu migrante lasso la mia terra, e li sapuri, la famiglia e li surrisi.
Me ne vaco sulo, co li duluri, co li panni cunsumati e la speranza intu dumani. Chillu ca mi resta songu le mi mani, pi costruire oggi le case di signuri e dimani l’avvenire insieme a li mei cari.
Io songu nu migrante, io non vulia viaggiare, La fatica nun ci stava e nimmeno lu pane, ai mei figli che ci donco pe mangiare? Hanno ditto ca ci stava brava gente e vui mi chiamate criminale, ma mi pagate nu salario che manco a nu maiale. Li cumpari mei morono come li muschilli e ci stanno pure chilli ca pe non crepare accumenciano arrubare a li padruni. Iddi si crerono duri, ma sono sulo pisciaturi perché lo dicia mia madre ca è co lu sudore c’abbisogna campare.
Io songu nu migrante e travaglio per vossia, niente tenia e niente tengo, solo l’ossa, ca la carne s’è consumata, mi restano li figli e la pacienza ca per la vita mia è morta pure la speranza.
Parole chiave: anonimo, migrante, novecento, 900, poesia, immigrazione, immigrati , italiano, italiana, usa, emigrante, emigranti, rifugiati, condizione.
gio 23 apr 2009
Archiviato in: Riflessioni, babelezioni, mal comune par condicio, nazionalità, satira — babelez @ 16:43
Visto che la situazione delle quote rosa italiane in Europa era davvero scandalosa ecco la trovata!
Il rosa è un colore pallido, non si nota abbastanza e per di più queste europarlamentari sono anche poche. Bisogna trovare un rimedio per far tacere l’opinione pubblica, ingraziarsi i favori del gentil sesso e soprattutto arrapare quei caproni degli elettori maschi che appena vedono un rigonfiamento sotto la camicetta non ci capiscono più nulla e oltre al voto sono capaci di sottoscrivere anche un abbonamento a teleparlamento europeo (prossimamente su mediaset premium, per chi non lo avesse capito).
Ma torniamo alla realtà dei fatti e dei numeri, in questa tabella tratta dal LeMonde.fr si nota bene che la rappresentanza femminile italiana all’europarlamento è davvero disastrosa e ci vede praticamente al penultimo posto, seguiti solo dalla Polonia. Ma si sa, la Polonia è l’unico paese europeo più cattolico dell’Italia e dunque le donne sono relegate al nobile ruolo della massaia, e “le femmine eversive” sono spedite per punizione direttamente nel GF italiano. Ma torniamo a noi dicevamo… rosa, anzi, FUCSIA, e per giunta con il boa di struzzo! Ecco la trovata del gran comunicatore. Ma a questo punto urge intervallo e per deliziare tutti e riprendere fiato propongo una carrellata di immagini di gnocca.
Vi siete sollazzati abbastanza? Spero non troppo perché le sinuose signorine che avete or ora osservato in pose così discinte saranno presto le nostre rappresentanti in Europa. E non sia mai detto che la bellezza italiana all’estero non sia apprezzata! Già noi in Italia le apprezziamo e molto! D’altronde noi italiani, e non gli altri, avremmo bisogno di un soldato per ogni ognuna di esse! Ma quali sono le caratteristiche peculiari che una vera donna italica deve possedere? Oltre la bellezza, s’intende, la prima dote è quella di essere una brava massaia, perché altrimenti col cavolo che Piersilvio (buona forchetta) vi si prende! E per essere una buona massaia bisogna esercitarsi e non perdere tempo in usuranti ed inutili lavori precari che possono minare addirittura la capacità riproduttiva. E questa infatti è la terza peculiarità (e qui io stendo un velo pietoso).
In pratica belle, casalinghe e mamme!
Ma non sia mai detto che le “nostre” donne sono stupide o che possano apparire come tali. Proprio per questo le nostre intellettuali in fucsia, prima di passare da Bruxelles hanno dovuto frequentare un corso di formazione politica (con esame orale finale?). Praticamente una full immersion di tre giorni fra un Frattini e un Brunetta, passando in qualche caso a doposcuola nella villa sarda di Berlusconi.
E non si dica più che la donna bella, giovane e acCULturata non possa prendere “i voti”!





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