mer 19 nov 2008
Quel biondino del cazzo
Archiviato in: Babelife, Misanthropie, descrizioni di sconosciuti, laborintus — babelez @ 19:56

Quel biondino del cazzo

Quel biondino del cazzo che abita sul mio stesso piano, sette o otto porte più in là, quella solenne faccia da demente, non so per quale motivo, ma mi ispira una violenza inaudita. 

Non lo conosco, sia chiaro, non so nemmeno che tipo è in realtà, e in realtà non mi interessa nemmeno. So solo che mi sta sui coglioni, con quella faccia da ragazzetto imbecille, con quegli occhietti ottusi che, quando ci incrociamo sul corridoio, strizza un po’ nel momento di dire bonjour, lo prenderei a pugni nello stomaco, così, per vedere che effetto fa.
Subito dopo il saluto di circostanza, di stupido perbenismo sociale, nell’atto del superarlo, esiterei un secondo, solo un secondo di attesa e, alla fine del bonjour, nel momento in cui la erre si arrotola, gli affonderei un cazzotto dritto sotto lo sterno. Lo osserverei accartocciarsi, ripiegarsi su stesso nell’atto di assorbire l’effetto del colpo, e aspetterei il montargli sul volto della sorpresa mista al dolore. Sono sicuro che terrorizzato e incredulo comincerebbe a piagnucolare indietreggiando, con una mano sullo stomaco e l’altra protesa in avanti, quasi più a proteggersi dall’ignoto. E sono sicuro che quel suo pallore abituale acquisirebbe un leggero rossore e i suoi capelli slavati, lisci e stupidi, prenderebbero a oscillare leggermente. Gli occhietti gli si aprirebbero bene, come se lo spalancarli gli potesse permettere di capire meglio, di scovare un motivo qualsiasi, un qualcosa che possa giustificare il gesto.

In quell’istante penserebbe a tutti i nostri incontri e scaverebbe nella sua coscienza tutti i supposti motivi che avrebbero potuto indurmi a quell’atto, a quella pesante pressione che sentirebbe allargarsi nello stomaco. Ma un motivo non riuscirebbe a trovarlo, perché in fondo quel motivo non esiste. Perché il fatto che lo stronzetto viva con la porta di casa aperta e abbia una faccia di cazzo non sono dei motivi validi, ma io lo prenderei a calci lo stesso. E subito dopo averlo colpito lo spingerei in quella porta del cazzo ponendo fine ai suoi interrogativi e rinsaldando il suo terrore. Sì, perché a quel punto la sorpresa lascerebbe il campo al terrore, alla paura. Il cazzone non opporrebbe la minima resistenza, resterebbe quasi inebetito dallo spavento e crollerebbe a terra. Già lo vedo, lì, tutto raggomitolato implorando non so quale pietà, scusandosi per qualcosa che non sa di non aver commesso. Lo farebbe solo perché sarebbe giusto farlo, un qualche errore devo pur averlo fatto, penserebbe in quel momento. E quasi accettando la punizione chiederebbe comunque clemenza. Il cazzone. Allora, così, solo per il gusto di vederlo ancora più terrorizzato, chiuderei con calma la porta, aggirerei la sua sagoma tremante e mi siederei sulla sedia accanto alla scrivania.

-Sei uno stupido cazzone, lo sai? Gli direi.
Lui per risposta continuerebbe a frignare.
-Zitto! Ora devi stare zitto!
-Scusa, ti prego… scusa. non farmi m..
-Ho detto muto! se non vuoi che ti spacco il culo.

Mi sarei acceso una sigaretta e, a quel punto, sono sicuro che mi sarebbe scappato un sorriso. è ovvio che lui l’avrebbe preso per un ghigno. Ma sarebbe stato solo un semplice sorriso, perché a quel punto la situazione in qualche modo sarebbe diventata comica.

-Lo sai che significa questo? Gli avrei detto a quel punto, ricomponendomi, e senza lasciarlo rispondere – Non significa assolutamente niente. Capito?

Mi sarei allora alzato e vaffanculo.

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lun 27 ott 2008
Indifferenziato
Archiviato in: Riflessioni, descrizioni di sconosciuti, laborintus, nazionalità — babelez @ 02:49

Unidentified Flying Garbage

Marco ha 27 anni, un diploma di ragioneria e vive in una città di provincia nel sud dell’Italia. Fino a 23 anni ha avuto un problema di balbuzie che gli è scomparso improvvisamente e inspiegabilmente. Aveva sempre creduto che il problema fosse dovuto alla perdita del padre, ma il padre non è resuscitato quando il difetto è scomparso.

Marco è tecnicamente disoccupato, praticamente invece non ha mai cercato un lavoro, nonostante la precaria situazione economica della sua famiglia.

Il fratello di sua madre è emigrato nel nord Italia e ogni mese invia un assegno di duecento euro intestato a sua sorella. La mamma di Marco è pensionata, ha 61 anni, le vene varicose e una spiccata propensione per la cucina.

Marco passa la maggior parte del tempo davanti al computer, ha la passione per la masturbazione e per il cinema d’autore. Una volta gli piaceva anche osservare le costellazioni ma da quando le conosce a memoria ha smesso.

Marco soffre di intensi sensi colpa, coliche intestinali ed è allergico alla polvere. Il suo colore preferito è il blu anche se la sua macchina è verde.

La mattina quando si sveglia, prima di sciacquarsi la faccia, passa dalla cucina per un sorso di caffè che sua madre ha preparato due ore prima.

Nell’ultimo periodo sta riflettendo molto sul concetto della spazzatura.

Marco detesta la città in cui vive ma non potrebbe vivere in nessuna altra città.

Marco dimentica spesso se il contenitore del latte va nella carta, nella plastica o nell’indifferenziata.

Il calcio non gli è mai piaciuto, né guardarlo né praticarlo, ma puntualmente ogni domenica scommette 5 euro su 4 partite. Ogni tanto gioca anche al superenalotto.

Non ha alcuna nozione di storia dell’arte ma ha una predilezione per le opere dei futuristi.

Marco si sente spazzatura, in senso filosofico, ma pur sempre spazzatura.

Marco ha preso il sacchettino bianco biodegradabile dell’organico e lo ha deposto nel bidoncino verde nel portone.

Marco questa sera si è suicidato senza sapere che non avrebbero ritirato l’organico.

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mar 3 giu 2008
Descrizioni di sconosciuti – Un omino buio
Archiviato in: descrizioni di sconosciuti — babelez @ 22:23

Era un omino buio, incastrato tra una folla noncurante, con la testa bassa, divorata dalle pagine di un libro.

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