mer 9 ago 2006
Vacanze
Archiviato in: Babelife, Magma, nazionalità — babelez @ 03:07

alone

Questa è la segreteria blogofonica di Babelez : nei prossimi dieci giorni sarò bloccato sulla Salerno – Reggio Calabria, lasciare un messagio dopo il segnale grafico.

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sab 5 ago 2006
Love In An ElevatoUr
Archiviato in: 43sec, musicology, postumi parigini — babelez @ 18:58

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mar 1 ago 2006
Cassiopea
Archiviato in: laborintus — babelez @ 02:35

Cassiopea, tu sei là, nel buio silenzioso e immobile, mentre noi quaggiù viaggiamo rumorosi nella notte artificiale di queste lamiere moderne. Stanotte sei limpida e i tuoi occhi brillano sinceri come quelli di una fanciulla innamorata.

Non sono sempre capace di guardarli quei tuoi occhi, fuochi, che conosco ormai dall’infanzia, quando anche i miei erano più simili ai tuoi, e dardeggiando dagli scogli, si levavano verso te.
Non sono, ora, sempre capace di riconoscerli e di ritrovare in essi la voce del mondo che riverbera in me. La tua eco silenziosa mi parla e soggiace al mio presente come il vuoto che disegni con le tue forme. A volte sono io quel vuoto e i miei pensieri, radi, occhieggiano come le tue faville nel buio terrestre.

Stanotte ti sento. E il rumore isolato ed elettronicamente cadenzato dell’autoradio si fa lontano. Lontani anche i miei compagni di baldoria, che si muovono ebbri, nella notte imperturbabile.
I miei occhi così, attraverso le tue pupille, riescono a leggere il buio e il buio, tacendo, rivela la sostanza della materia.
È un inganno la voce del mondo, il mondo è silente.

In questa notte di campagna, dopo che i nostri corpi sono stati mossi da una musica fremente, mi risovvengono quei crani, tutti ammonticchiati, nelle viscere della terra.
Nelle loro orbite vuote ho visto i tuoi occhi, Cassiopea, e loro parlavano la lingua del silenzio.
È quella la voce significativa del mondo. Una voce che urla e che pregna ogni cosa.
Quella è anche la tua voce Cassiopea e questa notte la mia.

Mentre la fronte, leggera, si incolla al finestrino, ti rivedo al mio fianco in altre notti della mia vita. Quando l’espressione impassibile degli orizzonti venezuelani era rischiarata anche dalla tua vagabonda sorella coduta. Anche allora la profondità del nulla era assordante ed anche allora la mia testa era un cranio dalle pupille adamantine. Anche allora la tua voce era intermittente in me mentre il mio corpo gradatamente cercava sollievo in pellegrinaggi notturni.
Allora, come ora, tutto ciò che trovai fu il silenzio. Il silenzio che riempe questa interminabile notte salvifica.

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