In Medias Res

Mentre il sole si accasciava stancamente sulle colline, io ero per quella strada senza uscita, fiancheggiata da due vecchi muraglioni che, come due soldati, mi sbarravano ogni via di fuga. Lo sterrato conduceva umilmente, a capo chino, alla sontuosa e massicia cancellata. Ero giunto lì per via di una missiva misteriosa che un certo Dblk aveva insinuato sotto il mio portone.
Giunto al soglio del Cancello, su una torretta che lo affiancava, devotamente si ergeva, in marmo, una targa:

IN LIMINE 1
Godi se il vento ch’entra nel pomario
vi rimena l’ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie
orto non era, ma reliquiario.

Un po’ preoccupato, mi guardai d’intorno, che il giorno era quasi terminato e mi intimoriva varcare quell’ingresso. Tant’è che mi accesi una sigaretta e, aspirando il fumo denso, cercai di rilassarmi pensando a luoghi ameni. Così d’un tratto mi sovvenni di

Quei pomeriggi, quei pigri pomeriggi, in cui solevo stare seduto, o sdraiato, sul Desolation Peak, a volte sull’erba alpina, con centinaia di chilometri di roccia innevata tutto intorno a me, il Monte Hozomeen che si profilava a nord, il vasto nevoso Monte Jack a sud, l’incantevole vista del lago più in basso a ovest, oltre la gobba nevosa del Monte Baker, e a est le mostruosità frastagliate e attraversate da torrenti appoggiate alla Cascade Ridge, e dopo quella prima volta in cui mi ero reso conto all’improvviso “Sono io che sono cambiato e ho fatto tutto questo e sono andato e venuto e mi sono lamentato e ho sofferto e ho gridato, non il Vuoto” e così ogni volta che pensavo al vuoto guardavo verso il Monte Hozomeen (perché la sedia e letto e prato guardavano a nord) finchè non mi resi conto che “Hozomeen è il Vuoto, o almeno Hozomeen rappresenta il vuoto ai miei occhi”.2


Ripresi fiato dopo quel ricordo tutto di filato e, finalmente rincuorato dalle mie visioni, allungai la mano al campanello. Appena che ebbi poggiato il dito audace, il pesante cancello grosso e rifinito scricchiolò, lasciandomi passare. Pensai fosse collegato direttamente al congegno di apertura, tanto fu immediato, e l’interno poi subito mi parve disabitato.
Al centro dello slargo che dava sul casato diroccato campeggiava solitaria una Quercia:

L’albero della vita e della morte, della realtà e del sogno, di Dio e l’uomo segnò ufficialmente il mio ingresso in quella parte della mia vita che aveva come protagonista la vita stessa, il mio secondo terzo. Fino a vent’anni avevo impegnato la mia esistenza a capire chi ero, avevo lottato per essere ciò che sono – era stato l’inizio della ricerca di me. Ora mi spettava mettere in pratica, concretizzare, vent’anni di affermazioni mentali.3


Così fronteggiai e la quercia e la mia paura e proseguendo giunsi alla porta del caseggiato. Era socchiusa e quando la varcai vidi che da dentro filtrava un chiarore scoppietante, pareva che danzasse. Era il focolare.
All’improvviso trasecolai e tutto mi fu chiaro. Perché voi non lo sapete ma io

Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo. Non sono un uomo attraente. Penso di soffrire di fegato. Del resto, non ci capisco un fico secco della mia malattia e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, sebbene rispetti la medicina e i dottori. In più sono anche estremamente superstizioso; be’, almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza istruito per non essere superstizioso, ma sono superstizioso.) Nossignore, non voglio curarmi per cattiveria. Voi questo, probabilmente, non potete capirlo. Ma io invece lo capisco.4


Perché quella, infatti era casa mia, ed io me ne ero dimenticato, ero come naufragato, ma ora tutto era chiaro. Subito rinsavii e mi avviai alla camera da letto che forse era meglio riposare. Una volta adagiato, però, mi sentii sussurare:

Non importa quanto la giornata sia stata orribile o insulsa: si finisce sempre lunghi distesi sul proprio letto – e non si è più una scimmia, un uomo, un uccello, e neanche un pesce. L’orizzontalità in natura è piuttosto una definizione geologica, e ha a che vedere con i sedimenti: è un omaggio alle vertebre ed è rivolta al futuro.5

E subito mi addormentai.

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1 Montale – Ossi di seppia – In Limine
2 Kerouac – Angeli di Desolazione
3 Sir Wallace McDersey – The Second Third
4 F.M. Dostoevskij – Memorie dal sottosuolo
5 Iosip Brodskij – Profilo di Clio – Dopo un Viaggio, ovvero omaggio alle vertebre

PS A questo punto le regole cambiano.

Incipit Contest

La catena si spezza e diventa Incipit In Medias Res Contest
Il contest è indirizzato a quanti si vogliano cimentare a costruire un piccolo racconto che racchiuda al suo interno minimo 3 incipit.
Vi invito quindi a inviarmi i vostri racconti tramite mail a babelez [at] gmail.com.
I racconti saranno postati sulle pagine di questo blog e si potranno votare con un voto da 1 a 4.
Ovviamente è possibile un solo voto per racconto.
Il racconto vincitore avrà in premio la locandina del film “Babel” magnificamente modificata da me medesimo (esemplare unico e firmato!).
Va da sè che il mio racconto non è in gara, dal momento che non sono previste autopremiazioni.

Se l’iniziativa dovesse decollare proverò ad inviare la raccolta di racconti alle varie case editrici dopo il vostro consenso.
La scadenza del concorso è vincolata al grado di partecipazione, non è detto che l’iniziativa decolli.